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Il Giglio, quali sfide? Intervista ad Angela Schmel

La Comunità di Progetto Il Giglio nasce con la volontà di promuovere  diverse attività esperienziali e nello specifico un laboratorio comunitario, nel Palazzo Baronale di Pizzoferrato, dedicato alla trasformazione dei prodotti della terra.
La comunità ha l’obiettivo di incentivare una piccola economia locale cercando di coinvolgere gli abitanti del posto.

Abbiamo intervistato Angela Schmel, promotrice e referente della comunità, per conoscere meglio il progetto Il Giglio.

Conosciamo Angela Schmel, referente e coordinatrice del progetto.  Nata a Budapest e cresciuta in una famiglia multiculturale nell’Ungheria comunista, sin da giovanissima ha fatto propri i valori e gli ideali di condivisione e comunità. Vive in Abruzzo dal ’92 e da cinque anni a Torricella Peligna dove pratica l’attività di terapeuta, lavorando a 360 gradi sulle persone e quindi sulla psiche, sul corpo, e su tutto quello che può migliorare la crescita e il benessere personale.

Come e perché nasce il progetto?
Siamo esploratori e viaggiatori provenienti da tutto il mondo. Un gruppo di persone che è rimasto affascinato dall’Abruzzo, e in particolare dal versante orientale della Maiella. Abbiamo deciso di fare di questo territorio la nostra casa e il luogo prediletto per i nostri “cammini” e percorsi di vita. Il progetto nasce proprio dall’esigenza di migliorare la nostra vita, a livello fisico, mentale ed emozionale, attraverso degli esperimenti sociali volti alla ricerca, allo studio e allo sviluppo del Buon Vivere che promuoviamo da diversi anni in piccola scala ma con risultati notevoli. Da sempre proponiamo un’alimentazione che si fonda sui prodotti locali come verdure, cereali, farine, olio d’oliva, erbe spontanee, formaggi biologici. Nel corso degli anni le nostre iniziative hanno avuto un buon seguito, quindi abbiamo deciso di potenziare la produzione e vendita dei prodotti locali, in particolare quelli a base vegetale. Così l’idea di creare un laboratorio comunitario di trasformazione agroalimentare per far fronte alla richiesta sempre più predominante di un turismo di tipo esperienziale che si rivolga in particolare a una clientela di nicchia. Lo spunto ce l’ha dato Andres, un ragazzo argentino che per un lungo periodo è stato ospite, come volontario, nel Palazzo Baronale di Pizzoferrato. Arrivato in Abruzzo alla ricerca delle sue radici – il suo bisnonno era nato a Pollutri ed emigrato in Argentina un secolo fa – Andres si è occupato dei lavori di restauro, ripristino e cura degli spazi del Palazzo attraverso il riuso e la trasformazione dei materiali di recupero. Accanto a questo aspetto, anche quello enogastronomico e della trasformazione delle materie prime locali. Quell’anno, verso la fine dell’estate quando è arrivato il tempo della preparazione delle conserve, Andres ha condiviso e insegnato agli altri ospiti del Palazzo una ricetta antica della sua famiglia.
Gli emigranti portavano via con loro il sapere, i talenti,  la cultura, le tradizioni, il loro “lascito” per le generazioni successive. E con Andres, un secolo dopo, uno di questi “saperi”, l’antica ricetta di famiglia, ha fatto ritorno in Abruzzo.

Qual è il territorio di riferimento e quali sono le sue attrattive?
L’area interessata dal nostro progetto è quella del versante sud-orientale della Maiella, un territorio che va dai 500 ai 1300 metri di altitudine e che include i borghi di Pizzoferrato, Torricella Peligna fino all’era collinare di Archi. Godiamo di una natura autentica e incontaminata, ancora poco conosciuta che offre scenari mozzafiato. Un’area dove poter coltivare e realizzare le nostre prospettive, i nostri progetti. I piccoli borghi di questa territorio sono musei a cielo aperto, conservati quasi intatti nel tempo, che ci raccontano di una vita lenta fatta di antichi saperi,  lunghe giornate animate delle piccole botteghe artigiane, di un tempo scandito dal ciclo delle quattro stagioni.

Quali sono gli obiettivi del progetto?
L’obiettivo primario è quello di ripopolare le aree interne di riferimento creando una microeconomia locale. Questo cercando di promuovere lo sviluppo di attività turistiche, esperienziali e ambientali ispirate al “buon vivere”. L’attività di accoglienza  si esprime in un percorso sensoriale che coinvolge e stimola i sensi attraverso il vissuto di esperienze indimenticabili. 
Nell’estate 2020 Il Giglio  ha organizzato diversi  ritiri esperienziali che avevano la durata di tre giorni e consistevano in laboratori (autoproduzione di cosmetici naturali, di sartoria con riuso dei tessuti , preparazione di conserve, cucina naturale, panificazione, agricoltura naturale, esplorazione della potenzialità umana,  arte), escursioni  nel Parco Nazionale della Majella,  percorsi di riconoscimento delle erbe e bacche spontanee.  Ciò che accomuna e rende unico il nostro progetto è che alla base c’è sempre l’esplorazione della potenzialità psichica profonda con la finalità di collegare ogni parte frammentata della psiche umana, allinearla con quello che sente, pensa e fa. In questo modo la persona  raggiunge l’integrità che la rende un Essere Umano. Solo dopo aver raggiunto l’integrità è possibile scoprire “Chi Sono”.
Le attività del Palazzo Baronale hanno coinvolto direttamente o indirettamente tutto il borgo di Pizzoferrato. Anche  se  non vengono pienamente comprese, per via della complessità del progetto, si è creato un punto di incontro e riferimento, la possibilità di far (ri)vivere uno dei luoghi storici più antichi del paese dopo 30 anni di abbandono e indifferenza.  Con il progetto del laboratorio comunitario vogliamo coinvolgere gli abitanti e chiunque voglia usufruire del laboratorio così da creare una piccola economia locale.

Quali sfide?
La nostra comunità vuole condividere i risultati ottenuti, per questo ci impegniamo ogni giorno a realizzare ciò che per noi ha un grande valore. La sfida più grande è quella di riuscire a coinvolgere le persone, trasmettere attraverso l’esempio pratico la possibilità di realizzare un progetto che fa bene a tutti. Dimostrare che la collaborazione porta a risultati inaspettati mentre la competizione tra luoghi e persone crea soltanto separazione e il conseguente fallimento dei progetti. 
In questi territori le persone che sono motivate sono pochissime ed è per questo che la sfida più grande che abbiamo davanti è quella di fare sistema, cooperare.  È importante anche uscire dalla discriminazione tra chi è nato in questi luoghi e chi è arrivato. Il movimento delle persone è naturale e in tanti hanno lasciato questi paesini per emigrare altrove. Noi siamo un gruppo di persone che proviene da tutta Italia e anche dall’estero. Io stessa sono nata in Ungheria ma i miei nonni appartengono a quattro nazionalità diverse e ho scelto di vivere in Italia.

Come vi siete organizzati? Chi aderisce alla comunità di progetto?
Il gruppo promotore  è rappresentato dai soci fondatori dell’Associazione Anahata responsabile del Palazzo Baronale Il Giglio. Sono dei giovani che hanno scelto di vivere e lavorare in questi territori, in particolare per la qualità della vita.
Dounia Lanzilotti responsabile dell’accoglienza e accompagnatrice per i nuovi  soci.  Vice Presidente dell’Associazione Anahata e cofondatrice del progetto Il Giglio.  Ha venti anni è nata in Marocco ed è mamma di una bambina di quasi due anni. Dal 2018 vive a Torricella Peligna.
Valentina Vigilante direttrice del Palazzo Baronale, imprenditrice,  artigiana. È piemontese, ha 34 anni ed è la mamma di un bambino due anni e mezzo. Si è trasferita a Torricella Peligna nel febbraio del 2020.
Andrea Muia responsabile della manutenzione del Palazzo Baronale, artigiano falegname, si occupa di costruzioni alternative e sostenibili, imprenditore e padre di un bimbo di due anni e mezzo.  È nato a Torino e ha 35 anni.
Giuseppe Lannutti  naturalista, presidente dell’associazione culturale “Re.V.S”, gestore del Rifugio Museo “Il Trappeto” ad Archi, gestisce da diversi anni un ecoprogetto di volontariato internazionale basato sullo scambio culturale e la realizzazione di biocostruzioni con materiali sostenibili. 
Valeria Burrelli campana, dopo aver girato tutta l’Italia si è fermata a Torricella. Laureata in scienze e tecnologie agroalimentari, negli ultimi cinque anni si è dedicata allo studio e alla pratica del riconoscimento della raccolta e della trasformazione di piante spontanee e officinali. Ha 35 anni.
Amanda Louise Michel Arruzza  imprenditrice, ricercatrice, manager, eco feminista, Counselor Olistico, viaggiatrice, fondatrice del progetto “Il Cammino di Sophia”, è responsabile dell’Associazione Anahata. Vive tra Modena e le Canarie, ha 44 anni.

Operativamente? Quali azioni concrete state implementando e volete implementare?
Abbiamo creato degli spazi dedicati ai laboratori all’interno del Palazzo Baronale di Pizzoferrato. Il Palazzo, di proprietà comunale, ha già avviato una collaborazione con la cooperativa comunitaria Ajavdè che ha un circuito di coltivazione locale di patate e fagioli.  Per cominciare e avviare una piccola produzione locale, così da incrementare l’economia del paese dobbiamo investire anche in macchinari. 

Quali risultati volete raggiungere da qui a un anno? E come si potranno “visualizzare” concretamente?
Da qui a un anno vorremmo iniziare a  produrre i primi prodotti derivanti da piante spontanee e coltivate, come tisane, spezie e confetture. Ci piacerebbe avviare anche un canale e-commerce per la vendita on-line da affiancare alla vendita diretta nella Bottega del Giglio.